bambino attentoDue lingue per un cervello…
Quando parliamo di bilinguismo, spesso, siamo portati a pensarlo come un impegno eccessivo, doppio, come vera e propria fatica per i bambini.
La scarsa conoscenza ci induce a temere che si disorienti.

Questi pregiudizi perchè partiamo dal presupposto errato che il cervello del bambino risulti eccessivamente stressato da due diverse lingue con relative differenze grammaticali, sintattiche, metafonologiche… idiomatiche. ”Ma se impara due lingue, faticherà a parlare?” ”Con quale lingua penserà?” ”Non farà confusione poi?”.
Queste le domande che spesso i genitori si pongono dinanzi al tema bilinguismo. Quasi come a intendere il cervello come entità costituita da parti autonome che non interagiscono fra loro, quasi come dimenticando che il cervello funziona come un tutt’uno.
Questo articolo sarà i primo di una serie che ci aiuterà a scoprire le potenzialità del bilinguismo e a imparare a gestirlo con convinzione e cognizione di causa. Come dimostrano le ricerche del Brain Development Over Time, i periodi più sensibili per lo sviluppo cerebrale dei bambini sono relativi ai primi mesi e anni di vita.
Se vogliamo sfruttare al meglio questi periodi sensibili e investire su essi non possiamo che concentrare le attività, che meglio favoriscono lo sviluppo, in questa fascia d’età.
Con il bilinguismo si consente al bambino di imparare due lingue contemporaneamente senza subirne il peso che assumerebbe tale sforzo quando sarà più grande. E regaliamo loro la possibilità di convivere, contemporaneamente, con due lingue madri perfettamente e indistintamente spendibili nel tempo.
La letteratura a riguardo presenta risultati davvero molto positivi e lascia intravedere i lati punti di forza del bilinguismo nei bambini.
Solitamente si parla solo di Bilinguismo ma in effetti… i dati analizzati presentano un quadro davvero variegato: – dal bilinguismo per piacere e scelta al bilinguismo obbligato (emigrazione e nuova cultura linguistica da scoprire); – dalla scelta delle due lingue una perchè del papà una perchè della mamma a una scelta
del bilinguismo come pure opportunità per il bambino che impara con un adulto professionista; – dalla scelta di sole due lingue alla scelta di più lingue contemporaneamente (i dati più alti fino a 4 lingue poi le percentuali diminuiscono notevolmente).
Ovviamente non possiamo negare che, così come per ogni processo educativo, esistono delle criticità da evidenziare che certamente possono essere superate.
La prima criticità, che preoccupa molto i genitori, è relativa al ritardo nell’espressione verbale e l’idea che il bambino possa non padroneggiare al meglio nessuna delle due lingue se non si concentra su una in particolare. I ricercatori che si sono occupati di questo tema, attraverso l’uso di tecnologie sofisticate, sono stati in grado di misurare le capacità percettive dei bambini, sia monolingui che bilingui, che consentono loro di distinguere i diversi stimoli già nei primi mesi di vita.
Tutti i bambini, infatti, sono in grado di riconoscere i suoni della propria lingua molto prima di iniziare a parlarla. I bambini che imparano due lingue contemporaneamente nei primi mesi di vita cominciano a distinguere foneticamente e ritmicamente le due lingue, anche qualora si trattasse di lingue simili fra loro, e le differenziano dalle lingue altre.
Nel prossimo articolo approfondiremo gli aspetti positivi del bilinguismo riscontrabili non solo sul piano linguistico e verbale che ci condurranno verso l’individuazione di buone prassi.
Bilinguismo? Impresa assolutamente possibile!