leggi e normativeI bambini della scuola materna vanno accompagnati e sorvegliati anche in bagno
Lo ha deciso la Sezione Terza Civile della Cassazione con la sentenza n. 9906 depositata il 26 aprile scorso.
Il caso ha visto coinvolta una bambina di una scuola materna, che lasciata da sola in bagno si era procurata una ferita a un occhio a causa della rottura del gancio della catenella dell’acqua.
I genitori convenivano in giudizio il Ministero della Pubblica Istruzione per ottenere la condanna dei danni subiti della minore, vedendosi vittoriosi sia in primo che in secondo grado.
Il Ministero ha allora adito alla Cassazione, la quale ha rigettato il ricorso confermando la sentenza del giudice di merito.
La Corte ha preliminarmente precisato che la responsabilità dell’istituto scolastico e dell’insegnante, per acclamata pacifica giurisprudenza (Cass. SS.UU. 9346/2002; Cass. SS.UU. 26972/2008) in caso di danno cagionato dall’alunno, anche a se stesso, rientra nella natura contrattuale.
Invero, secondo il Collegio, con l’iscrizione e l’accoglimento a scuola si instaura un vincolo negoziale dal quale sorge, a carico dell’istituto, l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza ed incolumità dell’alunno durante la sua fruizione della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, compreso quella che l’allievo procuri danno a se stesso.
L’insegnante, a sua volta, in questo rapporto assume l’obbligo – contrattuale – non solo di istruzione ed educazione ma anche di protezione e vigilanza nei confronti dell’allievo, al fine di evitare che lo stesso si procuri, da solo, un danno alla persona.
Per effetto di tale responsabilità – continua la Corte – in caso di controversie, l’attore dovrà solo provare che il danno si è verificato, mentre il convenuto avrà l’onere di dimostrare che l’evento dannoso è stato determinato da causa allo stesso non imputabile.
Nel caso di specie, l’insegnante – sulla quale si può rivalere l’Amministrazione solo in caso di dolo o colpa grave – si era giustificata di aver lasciato sola la bambina in bagno per il fatto che doveva tornare subito in classe per non lasciare incustoditi gli altri bambini, ma ciò per la Corte non è stato sufficiente ad escludere la responsabilità dell’insegnante per culpa in vigilando, poiché avrebbe dovuto mettere in atto tutte le misure necessarie per sorvegliare la bambina, in considerazione dell’età della stessa che non era in grado di valutare le conseguenze delle sue azioni, comprese quelle apparentemente innocue, servendosi anche dell’ausilio del personale non docente