donazione cordoneintervista al dr. Leonardo  Prascina
Responsabile Italiano Seracell U. O. e di Coordinamento Italiano
e-mail: leonardo.prascina@seracell.it

Il 2012 registra un evento sicuramente importante, il premio Nobel per le Cellule Staminali agli scienziati John B. Gurdon e Shinja Yamanaka.
Sicuramente un evento importante che da un punto di vista culturale e informativo ci riporta alla problematica inerente la conservazione delle cellule staminali da sangue cordonale. Abbiamo voluto chiedere all’esperto in materia di Cellule Staminali Adulte, Leonardo Prascina, lo stato dell’arte che possa chiarire dubbi e false credenze in merito.
Intanto cosa si conserva con il cordone ombelicale? – Il prelievo riguarda il sangue contenuto nella vena cordonale ed effettuato dopo il parto in estrema sicurezza sia per il nascituro che per la mamma. Il sangue prelevato è ricco di cellule staminali, tra le più interessanti le Emopoietiche, ovvero le stesse cellule del Midollo Osseo.
”Le stesse” vuol dire che sono sovrapponibili o ci sono differenze? – Le differenze riguardano intanto l’età, poi la ”pulizia immunologica” delle stesse, ovvero non sono mai venute in contatto con agenti infettivi;  questo aspetto è molto importante per l’uso trapiantologico in quanto rende più versatili i trapianti aumentando le percentuali di compatibilità familiare e riducendo i rigetti. Oggi il numero dei trapianti da sangue cordonale è in netto incremento rispetto ai trapianti di Midollo Osseo (ricerca del compatibile, intervento di prelievo e di trapianto).
Parla di trapianti, quindi oggi si possono utilizzare? – Certo, i trapianti ci sono ed è garantito l’uso di cellule crioconservate per un massimo di 10 anni.
Questa è l’esperienza oggi nota, man mano che passeranno gli anni potremo dire 12,13 e così via. In particolare si curano le patologie cancerogene del sangue e i disturbi del sistema immunitario. In pratica l’applicazione è la stessa del Midollo Osseo ma con una tecnica meno invasiva: la trasfusione.
Ma come mai le aziende private conservano per 20-25 anni? – Proprio perché aziende hanno un commerciale da rispettare, ci si basa sull’esperienza di laboratorio ma ciò non vuol dire che il dato sia applicabile o riproducibile, è la pratica che conta. Oggi nessuno può garantire che tra 20 anni si possano realmente riutilizzare tali cellule, semplicemente perché non c’è ancora l’esperienza. Il miglior modo di conservare è quello di poter decidere anno per anno, in virtù delle conoscenze scientifiche e non essere chiusi in un contratto dal quale non possiamo uscirne, comunque vadano le cose.
Se invece sarà possibile conservare per altri 20 anni, come sarà rinnovato il contratto? Un difetto di comunicazione nasce proprio da questo aspetto, ovvero non illudere il cliente che conservando per 20 anni od oltre possa riutilizzarle. Spesso mi capita di essere contattato da clienti che hanno firmato un contratto per 25 anni, poi andando in ospedale leggono che: ”non è noto se a distanza di oltre 10 anni
le cellule staminali congelate mantengano le loro caratteristiche biologiche e la possibilità di essere utilizzate”. Dunque chiarezza sui contratti, modalità di rinnovo e certezza di firmare direttamente con un laboratorio e non con un commerciale.
Come mai in Italia c’è ancora qualcuno che ritiene inutile conservare? – Ritengo che la cultura non fa parte ancora del nostro Paese, chi scredita la conservazione delle cellule staminali o ancor peggio l’uso non rispetta i trapianti fino ad oggi effettuati, ricordiamoci dei trapianti da midollo osseo, ancor di più non rispetta i ricercatori che ogni giorno in tutto il Mondo si sforzano di trovare soluzioni e nuove applicazioni, non rispettano chi raggiunge un premio Nobel. La cosa peggiore è che tali critiche arrivano da un paese in cui non si fa Ricerca!
Forse potrebbe essere legato ai costi elevati? – Sicuramente questo è un grave problema. è giusto sapere che il 70% dei costi finali è solo commerciale, niente a che vedere con la prevenzione. è per questo motivo che oggi ho portato in Italia la prima Banca Etica Privata d’Europa, la prevenzione deve essere un diritto di tutti e non un privilegio di pochi.