capriccioso piangePerchè a volte la vera difficoltà è ascoltare
“Perchè piange? Spesso noi adulti siamo portati all’equazione “bambino che piange=genitore incapace”. Questa equazione ci fa provare imbarazzo quando il bambino piange davanti a terze persone.

L’imbarazzo ci impedisce di cogliere le motivazioni del pianto, ci concentriamo più sul nostro fastidio.
Così smettiamo di sintonizzarci con i bisogni del piccolo reagendo alle emozioni personali che il pianto suscita. Il pianto per il bambino piccolo è comunicazione, è il canale attraverso il quale può comunicarci i suoi bisogni.
Tutti i bambini piangono salvo che non ci siano anomalie e problematiche che lo impediscano.
Tracy Hogg scrive addirittura “una giusta dose di pianto è benefica: le lacrime contengono un antisettico che previene le infezioni oculari”.
Il pianto deve preoccupare se associato a febbre alta, sintomi quali convulsioni, diarrea, debolezza o quando, al contrario, è troppo troppo flebile. In questi casi è opportuno
contattare il proprio pediatra perchè potrebbe rappresentare il modo per comunicare che il bambino sta poco bene. In tutti gli altri casi occorre imparare a cogliere i segnali che ci aiutano a scoprire le motivazioni del pianto.
Non è utile cercare di “colorare” il pianto con sentimenti intenzionali adulti: piange perchè è triste, guarda vuole rovinarci la cena, lo fa apposta per farmi disperare.
Se siete entrati in questo circolo vizioso che offusca la mente, fate un passo indietro e domandatevi piuttosto: sto cercando di capire cosa vuole lui o esprimendo il mio fastidio, il mio punto di vista? Ponetevi in ascolto, osservate il suo corpo e imparerete a cogliere le motivazioni del pianto. Il pianto per un bambino vuol dire: ho fame, ho sete, ho sonno, sono stanco, sono infastidito, ho freddo, ho caldo, ho voglia di coccole, mi fa male il pancino, mi fanno male le orecchie… Il linguaggio del corpo associato al pianto ci viene in aiuto, ad esempio: – se arriccia la lingua, si porta le mani alla bocca, si inarca all’indietro ha fame; – se fa smorfie mentre piange, agita le braccia come in un tremito, si irrigidisce il busto o porta le gambe al torace ha aria nella pancia; – se sfrega con le mani gli occhi, agita le gambe in modo scoordinato ha sonno, è stanco.
La mamma di una bimba di 24 mesi ha richiesto un aiuto alla redazione di Baby Magazine rispetto al pianto
della sua bimba, proviamo ad analizzare insieme la richiesta: “…Sono una mamma di una bambina di 24 mesi e sono disperata perché piange sempre non so cosa fare. Ho provato di tutto la punizione, con la parola buona però nessun risultato. Come devo fare? Aiutatemi”.
Cara mamma riparta dall’inizio, si metta in posizione d’ascolto, osservi la bambina mentre piange e associ anche la comunicazione non verbale veicolata dal corpo. A 24 mesi avrà anche cominciato a parlare, cerchi di aiutarla ad esprimere i suoi bisogni.
Non deve trovare la soluzione per farla smettere di piangere, deve imparare ad ascoltarla per dare risposte alle sue necessità, aiutarla e stimolarla con il linguaggio così che possa essere più chiaro il messaggio.
La mamma scrive nella richiesta “piange sempre” e “sono disperata”, molto probabilmente è l’esasperazione, la frustrazione per il non capire la bambina che la portano a pensare che “piange sempre”, a sottolineare solo i momenti in cui lo fa offuscando quelli in cui invece la bambina è rilassata.
L’unica soluzione è l’ascolto, l’entrare in empatia con i bisogni dei propri bambini, la corretta osservazione e interpretazione del messaggio. Il pianto non è messo in atto come punizione per il genitore, il pianto è comunicazione.