il mondo immaginario bambinoNell’immaginario collettivo, il mestiere di genitore è il più complicato, il più difficile.
Questo è dovuto al fatto che non si apprende sui libri di scuola e comunque non è una disciplina.
Sta di fatto che il pensiero comune lo riporta a un lavoro, difficile da apprendere se non nella pratica, teoria e pratica dunque si associano e l’apprendimento in questo modo è complicato.
Questa prima asserzione non è l’unica che completa il pensiero collettivo, il lavoro di genitore è reso ancora più complesso perché in ballo ci sono una marea di questioni che riguardano cuore e cervello che nell’azione pratica sono continuamente in combutta tra loro.
Sentimenti contrastanti si affollano continuamente per permettere all’uno o all’altro di prenderne il sopravvento.
Gioia, dolori, ricchezza e altri infiniti aggettivi sono riferiti ai figli, dipende dal momento, o dalle circostanze, in alcuni casi, si è propensi anche in scatti furibondi a colpevolizzarli degli insuccessi, in altri momenti, sono considerati l’unica gioia della vita.
Si toglie e si da secondo la quotidianità, ma è meglio dirlo secondo gli stati d’animo. Tutto inizia ancor prima del concepimento avvenuto fuori o dentro il matrimonio.
La responsabilità genitoriale è affiancata da una marea di emozioni, è la vita che si propone e non è poco. La donna incinta è la cosa più bella per un pittore o per un fotografo, è la cosa più importante per l’uomo che l’ama perché è la sua donna e lo renderà padre.
Quella rotondità prorompente ha qualcosa di divino. È già, e forse ancor prima che nasce è presente il sentimento di protezione.
Le mani e le braccia della donna accarezzano la propria rotondità con grazia e armonia e dicono al piccolo son qui, non sei da solo.
È solo un feto ma capisce il senso di protezione e si acquieta in quel grembo in attesa di conoscere il volto di colei che l’ha concepito.
È la sua mamma.
Inizia il miracolo della vita, quel piccolo essere è la forza che fa ciclico l’Universo, al momento figlio, poi padre e nonno, per poi lasciare spazio alle future generazioni.
Come allora non dare a questo piccolo essere tutta l’importanza dovuta?
Cos’è allora che rende così difficile il “lavoro” dei genitori se esserlo, è il miracolo più bello che la vita riserva?
Tutto è stato già programmato, la palestra, la scuola di ballo e altro ancora.
I figli devono avere il meglio.
Un’unica cosa non è stata messa in conto dal neo genitore: il fatto di essere stato bambino.
Antoine de Saint-Exupéry nel suo libro “ Il Piccolo Principe” “ scrive che tutti i grandi sono stati bambini una volta ma pochi di essi se ne ricordano, egli esorta gli adulti affinché non dimentichino mai, di essere stati bambini, e che conservino la capacità di vedere le cose con occhi attenti e con la semplicità di un bimbo. Nati due volte significa ritornare bambini per vivere la genitorialità con genuinità e freschezza.
Nati due volte è lasciare che le cose accadano con semplicità.
Quel corpo con le rotondità darà spazio a un piccolo essere che già ha appreso il calore e la forza di una carezza, essenziale sarà farle anche quando saranno adulti.
Seguirlo nelle piccole azioni, nelle esplorazioni degli oggetti, osservarlo intensamente mentre con la sua mano tocca, palpa e apprende.
Fargli conoscere e osservare la natura, l’origine dei suoi prodotti, portarlo al mare e insieme fare la conoscenza delle cose anche se gli adulti ne sanno più di lui.
Fargli ricordare che ha appreso la numerazione contando le stelle con il suo papà prima di addormentarsi. Man mano che cresce educarlo all’ascolto della musica, fargli sentire il canto degli uccelli, i versi degli animali, la freschezza dei prati, il rumore della pioggia e delle onde del mare, lasciando volare un aquilone colorato in precedenza costruito.
Senza presunzione partecipare attivamente a queste “procedure” con la stessa gioia e motivazione del piccolo.
Farlo liberando la mente da altri pensieri, questo è il momento di dare spazio all’apprendimento del figlio, mentre gli si è accanto sorridendogli.
Tardare il più possibile l’uso del televisore, dei videogiochi e del personal computer per riscoprire la bellezza di averlo accanto mentre si gioca a monopoli a battaglia navale o a tombola.
Ritrovare il gusto di una genuina e semplice lettura quando seduti in poltrona, si è nel mondo delle fiabe. Racconti, storie e filastrocche pescati nella letteratura dei bambini, aiutano i genitori nel processo di formazione dei figli.
Osservare i figli mentre giocano e parlano con l’amico a quattro zampe sarà come entrare nella favola.
Non perdere neanche i momenti del bambino quando è impegnato nella chiacchierata con il nonno la cui la saggezza di “bambino” ha occupato il posto d’onore nel cuore del nipote.
La vicinanza emozionale che accomuna nonni e nipote si percepisce nell’osservare i loro atteggiamenti, non è necessario il dialogo fra loro.
Al piccolo basta averli accanto. I nonni non hanno fretta, non sfuggono.
Sono impacciati quanto il piccolo e nelle azioni quotidiane sono entrambi complici del tempo e delle cose: “dai qua faccio io “ non è nel dizionario dei nonni, i tentativi e gli errori del bambino hanno tutto il tempo che trovano.
Anche i “perché”del piccolo hanno l’attenzione dovuta, i nonni ne raccolgono ogni sfumatura.
La risposta accuratamente formulata è data con enfasi mentre si guarda diritto negli occhi del piccolo per coglierne i risultati.
Tra loro c’è armonia ed anche questioni “più grandi” hanno la giusta misura e gioiosità.
I genitori del piccolo di ciò faranno esperienza e i momenti dei “ perché “ trasuderanno di tenerezza. Conoscenza, sostegno e fiducia saranno elementi fondanti per la crescita perché accompagnati da una buona dose di libertà.
Nella relazione bambino e genitore, utile sarà esaltare la cultura dell’uso della lingua ma non dimenticare il linguaggio del corpo che spesso è rimosso per l’enfasi posta sulla lingua.
Fornire lo sviluppo della comunicazione non verbale è importante quanto lo sviluppo del linguaggio per capire i bisogni inespressi del bambino anche nei piccoli gesti, assaporandone tutta l’ingenuità.
Non farsi coinvolgere dall’ansia o dalla paura di sbagliare è uno strumento utile per il piccolo, per la sua educazione.
Nella poesia i figli di Kahlil Gibran si legge: “ Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
L’arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane”.
Il profeta la conta giusta, anche se in chiave simbolica, è un forte messaggio per i genitori, la cui saggezza e la cui arte è soprattutto saper alimentare, nutrire, allevare, tirar fuori e favorire lo sviluppo.
Questo è possibile se vi è la convinzione che i figli non sono una copia anche se conforme di se stessi, essere cosciente che il pieno sviluppo della personalità del figlio è in funzione della capacità di compliance genitoriale oltre che del contesto sociale.
Vivere dunque la genitorialità non fossilizzandosi sulle punizioni o premi.
Ascoltarli comunicando loro la propria complicità al dialogo.
La libertà concessa sarà compensata con il senso di responsabilità se alla fonte essa è stata costruita con il rispetto.
Educazione deriva dal latino “e-ducere” che significa tirar fuori e le premesse per la sua costruzione sono la conoscenza della risorsa umana e dei valori che si vogliono trasmettere sia nel cuore che nella mente.
Il mestiere di genitore non è difficile.
È qualcosa che ti cambia e riempie la vita, specie quando ti metti in discussione e sono gli stessi figli che ti valutano non con un giudizio di valore ma dicendoti che da uno a dieci tu meriti anche la lode.
Non abbiate paura, non temete le loro scelte, i loro gusti, le loro tendenze o i momenti di negazione. Dobbiamo conoscere per esprimere un parere o prendere delle decisioni.
Dedicare dunque lo spazio ai nostri e ai loro saperi: le nostre esperienze sono punti di riferimento, le loro esperienze arricchiscono il loro campo di conoscenza.
L’importante è che sappiano che ci siete.
Nei momenti di maggior bisogno, essi vi cercheranno più che mai per averVi accanto.
Questo è nascere la seconda volta.
L’Accademia della genitorialità è nella relazione figlio/genitore costruita dagli stessi con i seguenti ingredienti: amore, stima, lealtà. I restanti metteteli Voi.