mamma bambinoLa società è cambiata e con essa le donne e la percezione della loro indipendenza per quegli uomini che trovano comodo pensare di non essere più necessari.

Ebbene non c’è nulla di più sbagliato che vivere il “grande dono” di Dio di diventare madre, come una condanna “all’inesistenza” personale e giuridica, in un momento così delicato nel quale la società va inesorabilmente verso cambiamenti radicali che minano proprio l’istituzione per antonomasia: “la famiglia”.

Quella “nucleare” non è più la regola, non esistono vincoli validi “per sempre” né sentimenti di responsabilità tali da rendere la “coniunctio maris et femina” indissolubili.
L’amore finisce, le unioni si rompono e ciò accade in una famiglia legittima come nelle unione di fatto.
Se è vero che molti diritti sono inibiti al convivente more uxorio, lo stesso non può dirsi per i figli che il legislatore recentemente ha voluto tutti uguali; il Governo con il Ddl emanato alla fine dell’ ottobre scorso, ha eliminato l’odiosa distinzione tra figli legittimi e naturali, uniformando la disciplina per quelli “nati fuori dal
matrimonio” ed i “nati nel matrimonio”.

Del resto, in una realtà nella quale sono molto accesi i dibattiti sul riconoscimento delle unioni omosessuali e sull’opportunità che persone dello stesso sesso procreino, o adottino, deve essere legittimata la “volontà” di una donna di avere un figlio da sola, per scelta o per fortuna ma comunque per il bene del nascituro.

La chiave di lettura è cambiata, le leggi a tutela dei figli ci sono e vanno applicate.
Ancora qualcosa deve essere fatto per il riconoscimento dei diritti del convivente ma, relativamente a questo status, vigendo il principio della “porta aperta”, chi decide di convivere e non di sposarsi evidentemente lo fa con cognizione di causa, preferisce sottrarsi ai doveri e ai diritti che un’unione matrimoniale deve per definizione assicurare.
Allora, in una società nella quale esistono famiglie monogenitoriali, ricomposte, unipersonali e miste, è giuridicamente e moralmente corretto che si dia spazio alla figura della donna che con coraggio e amorevolmente sceglie di essere una “madre sola”.