piedini neonatoDiagnosi e trattamento
Con il termine ”piede piatto” si intende qualunque condizione in cui l’arco plantare longitudinale del piede risulta ridotto o addirittura assente.
La diagnosi è clinica e strumentale

Nella prima fase della deambulazione, ossia dai 10 mesi di vita sino ai 3-4 anni una situazione di appiattimento della volta plantare è del tutto normale, solitamente infatti si verifica una correzione spontanea intorno ai 6-7 anni.
Tra i 4 e i 5 anni si punta sulla rieducazione  dinamica, cioè sulla promozione dello  svolgimento di semplici esercizi che lo stesso genitore fa compiere al bambino,  impostando il tutto come un gioco.

L’obiettivo di questi esercizi è quello di promuovere lo sviluppo muscolare e la propriocezione. Inoltre incoraggiamo i nostri bambini a  camminare scalzi su superfici non liscie (sabbia, erba , terra, poiché è scientificamente provato  che camminare a piedi nudi permette un lavoro di elaborazione, informazione e attivazione dei muscoli del piede che viene  annullato quasi completamente con la scarpa.

Puntualizziamo che il pavimento di casa, essendo una superficie rigida, accentua  il piattismo.
Solo in alcuni casi, ossia nei casi  di piattismo importante e/o con dolore, indichiamo, previo attento esame clinico,  baropodometrico e radiografico, il ricorso al plantare, ma solo sino ai 7 anni e non oltre.

Sport e piattismo
Gli sport consigliati sono quelli che richiedono la sollecitazione percettiva e propriocettiva del piede, in specie: le arti marziali, la danza, l’atletica e la ginnastica artistica.

Inquadramento clinico e strumentale
In ogni caso, quando il medico fisiatra che prende in carico un bambino che presenta piattismo, sin da subito e durante il followup, al fine di instaurare la terapia più adatta, deve inquadrare con estrema precisione il bambino.

Il primo momento è la raccolta anamnestica e l’esame clinico, anche attraverso l’uso del podoscopio, per stabilire il grado (1°-2°-3°-4°).

Per valutare la correggibilità o la rigidità del piattismo si fa ricorso a tre test clinici: esame della volta plantare in scarico, valutazione in punta di piedi e test dell’alluce.
Il secondo momento è quello dell’esame radiografico eseguito nelle proiezioni standard  sotto carico.
Il terzo momento è quello dell’esecuzione dell’esame baropodometrico. Talvolta si fa ricorso anche alla sofisticata gait-analysis o analisi computerizzata del movimento, al fine di definire un programma riabilitativo personalizzato. E dopo i 7 anni Dopo i 7 anni di età, qualora il plantare non avesse corretto il piattismo e soprattutto la valgo – pronazione del retropiede, esiste l’indicazione all’intervento chirurgico.
L’età migliore per eseguire l’intervento è quela compresa tra gli 8 e i 12 anni.

Conclusione
In realtà, il piattismo non rappresenta una patologia in senso stretto, spesso risolvendosi spontaneamente rappresenta addirittura un falso problema.
In effetti, quelli che devono attirare l’attenzione del medico sono pertanto quelli che presentano dolore o disturbi funzionali e quelli con retrovalgopronato, poiché sono questi quelli che da adulti, se non trattati correttamente da bambini, sviluppano verosimilmente patologie secondarie, come: l’artrosi della caviglia e l’alluce valgo.
L’intervento si prefigge pertanto un intento preventivo, in modo da evitare al bambino patologie e di riverbero interventi di maggiore entità in età adulta.
Quello che il medico fisiatra si prefigge, è la crescita di un bambino sano, perchè, come ci ricorda la Dott.ssa M. Montessori ”I bambini di oggi saranno gli adulti di domani”.