bambino separazione“Un bambino tutto solo non esiste” (Winnicott)
È quando mi sento al sicuro che posso andare lontano
Molti sono stati gli studi sull’attaccamento e la separazione, in particolare ricordiamo le ricerche di Spitz, Harlow ed infine la teoria dell’attaccamento di Bowlby, che definisce l’attaccamento come un comportamento istintivo, una reazione primaria non appresa alla cui base vi è l’attivazione dei diversi sistemi psicologici e comportamentali che tendono a conservare la vicinanza con la madre.
Il pediatra Léon Kreiler al secondo Congresso mondiale di psichiatria del neonato (Cannes, 1983) ha sottolineato che i disturbi psicosomatici del 1° anno che appaiono spesso poco dopo la nascita, vengono dalla “via sotterranea degli organi” del neonato.
Questi disturbi possono avere 3 origini:
1. insufficienza cronica dell’attaccamento (vuoto affettivo) ;
2. eccesso di stimolazione;
3. rotture nel modo di prendersi cura.
Spesso si guarda la patologia del bambino come un deficit fisico che porta a difficoltà relazionali, ma molto spesso è il contrario.
L’affettivo è così dominante nella maggior parte degli esseri umani che modifica il comportamento biologico del bambino: appetito, digestione, motricità, tono, tutto questo dipende dagli scambi che il bambino ha con la persona che si occupa di lui.
Il bambino percepisce le attitudini dei genitori nei suoi confronti.
È determinante per l’acquisizione di sicurezza e autonomia che i genitori siano sicuri e autonomi e abbiano fiducia nel loro bambino.
Bowlby dice che quando un individuo si sente sicuro ha la tendenza ad allontanarsi dalla sua figura di attaccamento per esplorare, quando si sente angosciato ha bisogno di prossimità, questo schema caratteristico prende il nome di “esplorazione a partire da una base sicura”.
“Un bambino tutto solo non esiste”, dice Winnicott, non solo perché un bambino tutto solo muore rapidamente di fame, ma anche perché non può investirsi narcisisticamente, non può iniziare la genesi delle relazioni oggettuali, non può interagire. Il primo “altro” che incontra il bambino è l’adulto che si occupa di lui, in particolare sua madre, che gli rinvia qualcosa di lui che ella ha introiettato identificandosi in lui. I primi anni di vita del bambino sono, dunque, fondamentali.
Attraverso l’allattamento, il prendersi cura, il contatto fisico, passano emozioni e dinamiche che il bambino interiorizza.
Non solo l’attaccamento è fondamentale, ma anche il processo di separazione.
Fin da quando il bambino è nell’utero materno percepisce la presenza-assenza della voce della madre.
E ancora di più con l’allattamento il bambino impara ad “attaccarsi” e “separarsi”.
L’allattamento rappresenta la modalità elettiva delle prime comunicazioni, trasformandosi da nutrimento concreto a nutrimento affettivo e mentale.
Tutto per il bambino è e diventa comunicazione.