alimentazione il latteDolori addominali, gonfiori, “colite”, stipsi o diarrea, ma anche pruriti, eczemi, crampi o palpitazioni possono nascere dalle nostre scelte alimentari.

La relazione di apertura del dott. Sergio Poto, allergologo presso l’Azienda Ospedaliera cittadina, ha rimarcato il dato che oggi questi disturbi sono in continuo aumento: uno dei motivi risiede in una maggiore puntualità delle diagnosi, altre ipotesi puntano sui cambiamenti del nostro stile di vita, come le abitudini alimentari, oppure sulla costante riduzione di importanti patologie infettive che in qualche modo lascerebbero il nostro sistema immunitario inoperoso e quindi libero di dedicarsi alle reazioni allergiche.

Nelle allergie alimentari vere e proprie il sistema immunitario reagisce nei confronti dell’alimento principalmente attraverso la formazione di anticorpi specifici (denominati IgE).

I sintomi di un’allergia alimentare possono coinvolgere diversi apparati con sintomi vari ma, nei casi più gravi si può arrivare a difficoltà respiratorie e bruschi cali della pressione fino un vero e proprio shock anafilattico con pericolo di vita.

Una tra le allergie alimentari più frequenti in età pediatrica è quella verso le proteine del latte vaccino che costringe i bambini affetti ad assumere latti speciali.

Si parla, invece, di intolleranze alimentari quando non vi è un coinvolgimento del sistema immunitario come accade in seguito all’assunzione di alimenti liberatori di istamina oppure per deficit enzimatici intestinali come nel caso dell’intolleranza al lattosio, il principale zucchero presente nel latte.

Proprio questo, è stato l’argomento di un’altra relazione, quella del dott. Pisano della stessa Azienda Ospedaliera cittadina, che ha sottolineato, tra l’altro, come oggi sia più facile giungere ad una sua precisa diagnosi attraverso l’esecuzione di un semplice test.

La sua soluzione consiste nell’assumere un latte “delattosato” nel quale cioè il lattosio sia stato sottoposto ad una digestione enzimatica prima del confezionamento.

Una relazione a parte è stata dedicata alla celiachia, una delle più frequenti patologie “alimento-indotte” al giorno d’oggi, difficilmente classificabile secondo lo schema precedente in quanto, pur coinvolgendo fortemente il sistema immunitario, chiama in causa anticorpi diversi dalle IgE.

In pratica gli individui celiaci, a causa di una predisposizione genetica, reagiscono in maniera   anomala nei confronti di alcune proteine   (denominate prolamine) presenti in alcuni   cereali come grano, segale, orzo ma anche   farro, kamut, spelta e triticale.

Nel corso della sua relazione il dott. Malamisura, Consulente Scientifico Nazionale dell’Associazione Nazionale Celiachia e Responsabile del Centro di Riferimento Regionale per la Celiachia dell’ASL Salerno, ha sottolineato come, probabilmente, l’elevata frequenza di malattia celiaca oggi osservata, derivi da un insieme di congiunture ambientali (riduzione negli anni passati della pratica dell’allattamento al seno e forte aumento del consumo di cereali contenenti glutine, in particolar modo la diffusione del grano tenero) che hanno contribuito allo sviluppo del “fenomeno celiachia”. A tale riguardo ha sottolineato le formidabili opportunità di prevenzione primaria della celiachia delle quali oggi disponiamo: la promozione di un prolungato allattamento al seno e la riduzione, da parte di tutta la popolazione e specie da quella infantile, del consumo di cereali contenenti glutine.

Un altro dei problemi evidenziati è il ritardo diagnostico cui vanno ancora incontro alcuni pazienti, a causa di un quadro clinico proteiforme e indistinto.

Tale ritardo, anche per una residua inconsapevolezza della portata del problema da parte della classe medica, è talvolta notevole e costringe gli individui affetti ad un lungo vagare tra specialisti alla disperata ricerca di una soluzione ai loro problemi.

Interessanti i contributi del dott. Brunetti, dermatologo dell’ASL Salerno, sulle dermopatie alimento correlate e del dott. Minelli, direttore del Centro Universitario di Immunologia dell’Ospedale di Campi Salentina sulla sindrome sistemica di allergia al nickel, altra patologia sottodiagnosticata, che spesso può confondersi con altre intolleranze alimentari, specie la celiachia.

Il dott. Cinquanta ha invece chiarito gli attuali metodi d’indagine delle intolleranze alimentari. Infine, gli spunti proposti dalla psicologa D’Amato sulle componenti psicosomatiche delle intolleranze alimentari e dalla biologa dr.ssa Ablondi sui cosiddetti “antinutrienti”, sostanze presenti in piccole quantità nei vegetali che possono talvolta limitare l’assorbimento dei cibi o evocare reazioni tossiche quando gli alimenti sono sottoposti a processi di cottura o di conservazione.