celiachia e psicologiaUn’intolleranza in aumento.
La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, proteina presente in avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale.
Di solito l’intolleranza si evidenzia a distanza di circa qualche mese dall’introduzione del glutine nella dieta del bambino.
L’unica terapia efficace per la malattia celiaca è seguire una dieta priva di glutine per tutta la vita.
Introdurre nel soggetto affetto da celiachia, un cambiamento alimentare, non risulta essere di semplice accettazione.
Molto spesso i bambini presentano stati d’animo quali inadeguatezza, l’impotenza e la diversità, tutto ciò li spinge ad avere un atteggiamento psicologico passivo, di rinuncia, di chiusura in se stessi e la reazione più comune è quella di evitare feste e merende con gli amici, o diversamente negare la malattia, assumendo così condotte a rischio come una ridotta osservanza della dieta.
Tali condizioni, possono peggiorare lo stato generale dei bambini e di conseguenza dei genitori e interferire con la malattia complicandone o aggravandone il decorso.
“La famiglia” del soggetto celiaco, deve affrontare una ristrutturazione cognitiva, che non è di semplice soluzione almeno inizialmente, perché si troverà di fronte a un cambiamento importante.
Questo può farci intuire la necessità di un supporto psicologico.
Nei primi anni di vita il bambino, presenta accanto ai disturbi organici come diarrea cronica, vomito, anoressia, dolori addominali, arresto della crescita staturo-ponderale, ipotrofia muscolare, anche disordini di tipo emotivo comportamentali, quali irritabilità, depressione, apatia o uno stato di impotenza.
Il cambiamento alimentare in questa fascia di età risulta essere molto meno traumatico rispetto all’adolescente, in quanto non si sono ancora strutturate valenze psichiche dell’alimentazione, derivate da esperienze, adattamenti reazioni emotive di vario tipo.
Questo discorso decade però nel momento in cui il bambino in età scolare dovrà affrontare nuove situazioni e persone al di fuori del guscio familiare.
Infatti, nell’ambiente scolastico confrontandosi con i suoi compagni, si accorgerà che ci sono elementi della sua vita che non sono “universali”, per cui può subentrare in lui la convinzione di “essere diverso”.
Per eliminare tale stato d’animo, cercherà di uniformarsi agli altri e sarà tentato ad esempio a consumare cibi proibiti, non conoscendo a fondo le complicanze della malattia.
Grande importanza quindi, assume, non solo il ruolo dei genitori, che avranno l’obbligo di spiegare al bambino l’importanza della dieta che deve seguire, ma anche l’educazione alimentare nelle scuole, a cominciare dai primissimi anni di vita, allo scopo di informare, ma soprattutto far conoscere e sensibilizzare i bambini, anche gli insegnanti il personale scolastico, dei vari aspetti della celiachia e dare così maggiori informazioni sulla dieta aglutinata.
In questo modo avendo una conoscenza più approfondita della malattia e della sua alimentazione, può essere garantita una migliore qualità della vita ed eliminare il senso di diversità che sembra essere dominante nella vita del soggetto celiaco. Fonte: AIC associazione italiana celiachia