Tra i figli legittimi, e quelli nati da una convivenza more uxorio, non c’è alcuna differenza riguardo agli assegni familiari.

A metterlo in risalto è Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” dell’Idv – Italia dei Valori, in forza ad una sentenza della Cassazione emessa venerdì scorso, 18 giugno 2010.

La Cassazione, quindi, pareggia i diritti in linea con quanto la nostra Costituzione, in corrispondenza dell’articolo numero 29, recita in materia di famiglia che è riconosciuta come una società naturale fondata sul matrimonio.

Pur tuttavia, nessuna Legge specifica disciplina le coppie di fatto con la conseguenza che la situazione risulta essere sia confusa, sia vaga; e secondo Giovanni D’Agata questo purtroppo spesso può comportare il rischio della negazione di alcuni diritti che nel nostro ordinamento risultano essere fondamentali.

Per questo la sentenza della Suprema Corte è da ritenersi, secondo il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” dell’Idv, sia importante, sia innovativa visto che viene incontro alle esigenze di quelle coppie di fatto che fino ad ora si sono trovate in materia di accesso agli assegni familiari in una posizione di inferiorità rispetto a quelle che invece risultano essere legate dal vincolo del matrimonio.

Oltre alla presenza o meno del vincolo del matrimonio, gli assegni familiari spettano chiaramente nel rispetto dei limiti di reddito.

Gli importi, inoltre, in accordo con quanto si legge sul sito Internet dell’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (Inps), variano sia in funzione del reddito della famiglia, sia in funzione del numero di componenti e delle caratteristiche del nucleo a seconda, ad esempio, se trattasi di nuclei dove è presente un solo genitore, oppure al suo interno c’è un componente inabile.

La domanda per gli assegni familiari, da parte del dipendente, deve essere presentata al datore di lavoro che poi li erogherà direttamente in busta paga.