L’uso prolungato del ciucciotto e del biberon, il succhiamento del dito o la respirazione orale, sono atteggiamenti tipicamente infantili e possono ostacolare la corretta postura della lingua. Inoltre, quando si protraggono nel tempo, diventano abitudini viziate.
Per i genitori e per coloro che si occupano dei piccoli, il ciuccio ha il grande vantaggio di tranquillizzare il bambino o di aiutarlo a dormire.
Succhiare può togliere il dolore, per questo motivo spesso si dà ai piccoli con coliche o con altri malesseri. Anche prendere il latte dal biberon è vantaggioso per un genitore che lavora, perché consente di velocizzare i tempi della colazione.
Con la crescita, tuttavia, si avvicina gradualmente il momento del distacco. Infatti, crescendo, si ha il passaggio dalla deglutizione infantile a quella adulta che si completa intorno ai 5-6 anni, ma nella maggior parte delle volte persistono ancora abitudini scorrette, quali spinta interdentale e contrazioni muscolari errate.
Anche se oggi in commercio ci sono prodotti che rispettano lo sviluppo della cavità buccale (denti, lingua, palato), per scongiurare gli effetti negativi dento-mascellari dell’atteggiamento succhiante, bisogna scoraggiare l’uso prolungato ed eccessivo del ciuccio o del pollice perché entrambi possono portare a problemi di crescita e sviluppo dei denti, soprattutto se il bambino lo sta ancora usando quando gli spuntano i primi denti permanenti.
Per correggere queste anomalie, il bambino potrebbe aver bisogno, quando è più grande, di portare un apparecchio ortodontico fisso o mobile per un anno o due.
L’uso giornaliero del ciuccio o simili, inoltre, impedisce ai bambini la lallazione, che è un’importante fase dell’apprendimento del linguaggio, e non li invoglia a chiacchierare, passo fondamentale nello sviluppo delle abilità linguistiche.
Secondo alcuni pediatri, il momento migliore per smettere di usare il ciuccio è intorno ai 2 anni.
In realtà non esiste un’età precisa: prima s’inizia a ridurlo, minori sono gli effetti sul bambino.

Ma come abituare il bambino a non usare più il ciuccio?

  • Innanzitutto, fare in modo che la perdita del ciuccio non coincida con altri momenti cruciali della vita del bimbo (ad es. quando inizia a frequentare l’asilo nido, quando deve togliere il pannolino).
  • Aspettate che sia il bambino ad avere bisogno del ciuccio. Non dateglielo automaticamente, in questo modo non diventerà un’abitudine.
  • È opportuno evitare la tecnica cruente (togliere il ciuccio all’improvviso, farlo sparire e far piangere il bambino) in quanto questo cambiamento deve avvenire nella massima tranquillità, senza imposizioni: quindi, usare prudenza e cautela perché i bambini non amano le forzature.
    Provare a spiegare il perché di questo cambiamento: “Togliamo il ciuccio perché ti rovina i denti”; oppure lacerare il ciuccio dicendo “Guarda si è tutto rotto, è diventato brutto”.
  • Quando piange o lo chiede esplicitamente, non bisogna andare in ansia ma si deve cercare di spostare la sua attenzione verso altri oggetti o attività che con il ciuccio non può fare (es. farli cantare, fare le bolle di sapore, suonare una trombetta).

Il metodo più efficace per convincere i piccoli ad abbandonare il ciuccio rimane quello di iniziare la separazione con poche ore al giorno e poi aumentare gradualmente, fino a farlo sparire durante il giorno. Se il momento più delicato riguarda la notte, è utile distrarlo attirando la sua attenzione con un peluche o con qualche dimostrazione affettiva in più.
È importante che entrambi i genitori, nel momento in cui decidono di togliere il ciuccio al bambino, lo facciano in modo coerente e fermo per non creare disorientamento.
Inoltre, poiché i bambini percepiscono gli stati d’animo degli adulti, attenti a non trasmettere le voste ansie e preoccupazioni.