Lo scorso 21 gennaio è stato finalmente pubblicato sulla piattaforma della Comunità europea “Tris” la bozza dello schema di decreto ministeriale riguardante i sistemi anti-abbandono per i bambini in auto.

Dal 1 luglio 2019 infatti, i genitori che trasportano minori fino a 4 anni dovranno dotarsi di dispositivi di sicurezza che scongiurino la possibilità di dimenticare i bambini a bordo, evitando così tragiche conseguenze.
La legge dell’1 ottobre 2018 modifica l’articolo 172 del Codice della Strada e prevede per i trasgressori una sanzione amministrativa da 81 a 326 euro. In caso di recidiva nell’arco di un biennio è prevista la sospensione della patente da 15 giorni a due mesi.
La bozza del decreto attuativo pubblicata sulla piattaforma europea specifica le caratteristiche tecnico-funzionali che i dispositivi dovranno possedere. Fino al 23 aprile ci sarà la possibilità di presentare critiche o osservazioni. Scaduto questo termine, la versione definitiva del decreto verrà trasmessa al Consiglio di Stato per poi essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.
Il testo stabilisce innanzitutto che il dispositivo anti-abbandono potrà alternativamente essere già integrato nel seggiolino, consistere in una dotazione di base o un optional del veicolo o essere indipendente sia dal sistema di ritenuta, sia dal veicolo.

Il Ministero dispone anche che gli apparecchi, oltre ad essere conformi alle norme comunitarie e a recare il marchio CE, dovranno attivarsi automaticamente, senza necessitare di ulteriori azioni da parte del conducente. Il sistema dovrà inoltre dare un segnale di conferma nel momento dell’avvenuta attivazione e, nel caso di alimentazione a batteria, dovrà segnalare quando i livelli di carica sono bassi.

Naturalmente i congegni non dovranno in alcun modo alterare le caratteristiche di omologazione, nell’interazione con il veicolo o con il seggiolino.
Nel caso in cui il device rilevi la necessità di dare un segnale di allarme, quest’ultimo dovrà attirare l’attenzione del conducente tempestivamente attraverso appositi segnali visivi e acustici o visivi e aptici, percepibili all’interno o all’esterno del veicolo.

I dispositivi anti-abbandono dovranno essere dotati infine di un sistema di comunicazione automatico per l’invio, per mezzo delle reti di comunicazione mobile senza fili, di messaggi o chiamate ad almeno tre diversi numeri di telefono.
Proprio quest’ultima specifica tecnica ha sollevato qualche perplessità da parte di Michele Servalli, fondatore e Ceo di Remmy, il primo dispositivo anti-abbandono disponibile al mondo già dal 2013.
Servalli, vista la sua esperienza nel settore, è stato ascoltato in Commissione Trasporti per fornire suggerimenti e indicazioni sulle caratteristiche che i dispositivi anti-abbandono dovrebbero possedere.

“L’invio da parte del dispositivo di messaggi – sottolinea il Ceo di Remmy – non aggiunge sicurezza al prodotto, ma ne aumenta il costo di produzione e di gestione per il cliente, che dovrà munirsi di una sim e sostenere i costi del contratto telefonico. Inoltre esistono troppe contingenze per cui l’invio del messaggio o la telefonata potrebbero rivelarsi inutili: basti pensare al caso in cui non ci sia campo o al fatto che non c’è garanzia che gli sms arrivino tempestivamente. Per far fronte a quanto previsto dalla bozza stiamo anticipando la produzione dello SmartRemmy che era prevista per il 2020, – conclude Servalli – anche se confido che la bozza venga modificata sotto questo aspetto, in modo che il genitore possa scegliere liberamente il tipo di dispositivo da adottare, senza diminuire il livello di protezione per i propri bimbi”.

a cura di Chiara Carbone

 

Remmy: Dispositivo anti-abbandono