diventare genitoriQuando si diventa genitori?

Quando il figlio nasce o quando si ha la notizia di aspettare un bambino o una bambina?
Si comincia a diventare genitori realmente quando ci domandiamo: Come faccio ad educare mio figlio?
Qual è la maniera giusta?
Negli anni, a contatto con innumerevoli madri e padri e soprattutto bambini, mi sono convinta che ciò che è meglio per ogni figlio è ciò che ogni genitore riesce ad imparare dalla propria diretta esperienza e da quanto riesce a  maturare attraverso la propria sensibilità e  il proprio istinto.

 

A cominciare dal primissimo scambio che avviene tra madre e figlio già quando questo è nella pancia materna e poi dal contatto con  il padre, ogni genitore si trova a confrontarsi con  un ‘mondo bambino’ completamente sconosciuto e che rivoluziona quella che era stata la vita di coppia fino ad allora. Il figlio rappresenta un notevole cambiamento emotivo, il nuovo ruolo di genitore mette in gioco molte parti di noi, perciò è accompagnato da ansie e paure, anche se è un cambiamento positivo e gioioso.
La prima cosa che  si tende a fare è trasmettere passivamente, senza rendersene conto, ciò che è stato trasmesso dai propri genitori, finendo così con il riproporre quegli stessi modelli che forse molto spesso abbiamo anche criticato.
Una prima riflessione utile può essere proprio quella sull’origine della nostra educazione e chiedersi: quali sono i valori che ci sono stati offerti e che hanno formato in maniera determinante la nostra vita? Quali  vogliamo offrire ai nostri figli?

Tutti i genitori vogliono accudire al meglio i propri figli e li vogliono vedere felici; quello che manca è una sana autocritica e l’accettazione dei propri limiti umani.
Non ci sono dei criteri assoluti che possono essere considerati giusti e venire applicati come un manuale. La risposta alle situazioni va cercata nel momento stesso in cui si presentano davanti. Come si fa? Semplicemente basandoci un po’ sulla nostra esperienza, un po’ sulla nostra cultura, ma soprattutto facendo appello alla nostra sensibilità. Per esempio, se ascoltiamo il nostro corpo esso ci trasmetterà un eventuale disagio di fronte alla situazione che stiamo vivendo. Nel rapporto con il figlio comprendere se si è agito nel modo giusto vuole anche dire essere in grado di sentire se proviamo armonia.
Armonia vuol dire sentire tranquillità, piacevolezza nel contatto con il bambino e con l’ambiente che ci circonda.
Quando non c’è armonia,  se si osserva sinceramente il bambino, abbiamo subito la risposta e il genitore quando vede e sente che qualcosa non va, può osservare il proprio comportamento; forse è distratto, forse è arrabbiato, forse è immerso in altri pensieri che lo portano con la mente e con le emozioni lontano dal bambino, pur essendo presente fisicamente.

Il bambino reagisce a ciò che gli trasmette il proprio genitore: se avverte durezza s’impaurisce e si chiude, se sente attenzione si rilassa e così via.
Non esiste un metodo razionale: per diventare madri e padri occorre mettersi alla prova, accettare di sbagliare e soprattutto imparare ad ascoltare il figlio e imparare ad ascoltarsi internamente. Diventare genitori significa impegnarsi a creare per i figli un ambiente armonioso in cui possano crescere e svilupparsi al meglio delle proprie potenzialità.

Giovanni Bollea afferma a proposito che: “Le madri non sbagliano mai” – e aggiunge: “mi riferisco a quella sintesi armonica di  istinto-tradizione-cultura, che ogni madre porta con sé. Una madre che non sbaglia, inoltre, può dare ancora di più se il marito-padre arricchisce con sicurezza e fiducia il contenitore familiare. Se poi anche i suoi genitori-nonni osservano con gioia e non criticano troppo il suo operato, e soprattutto se la nonna si limita a piccoli consigli e si mostra orgogliosa della figlia, giovane madre”.