Per costruire una seconda famiglia occorre tempo, e molto. Lo sostiene anche Anna Oliviero Ferraris. Se, infatti, nella famiglia tradizionale i ruoli sono chiari e definiti all’origine, nella famiglia ricostruita manca questa chiarezza e chi vive con i figli del partner o li vede spesso può avere difficoltà a collocarsi e ad individuare una linea di condotta coerente. Può ondeggiare tra un eccesso di ruolo (per es. disciplinando indebitamente figli non suoi) ed una fastidiosa marginalità che sfocia nel disinteresse. Durante le festività natalizie (e non solo), il nuovo partner può inoltre sentirsi in secondo piano rispetto ai figli non suoi e qualche volta anche rispetto all’ex coniuge, con i suoi diritti di genitore.

È più facile dunque mantenersi in rotta se si coltivano alcuni di questi aspetti:

Empatia
Riuscire a mettersi nei panni altrui. Cercare di immaginare che reazioni, pensieri e sensazioni ha il bambino o il ragazzo che si ha di fronte. Più si è capaci di empatia, migliori sono i rapporti.

Non stare sulla difensiva
Un adulto dovrebbe riuscire a non reagire in maniera difensiva quando un ragazzino lo mette alla prova (paragonandolo al genitore separato, criticandolo ecc.). Quando un bambino grida alla moglie di papà “non mi toccare!”, “vattene via!”, una donna che non sia sulla difensiva capisce quali timori si nascondono dietro a queste frasi: “Mi separerà dalla mamma?”, “se mi affeziono, anche lei un giorno mi lascerà?”. Chi non è sulla difensiva capisce senza contrattaccare. È giusto però far comprendere ai bambini che ci si deve rispettare a vicenda, anche se ognuno è libero di non essere d’accordo con il punto di vista dell’altro.

Evitare di giudicare
Gli apprezzamenti possono essere diretti e indiretti (del tipo “i miei figli non fanno mai…”, “i bambini intelligenti usano il cervello…”). I secondi possono ferire più dei primi. Trattenersi dal dare giudizi negativi soprattutto nei primi tempi è importante se si vuole costruire un rapporto.

Essere ben disposti
Accettare i figli del partner per quello che sono. Non stabilire condizioni o insistere perché essi adottino un certo stile nel fare le cose. Aver fiducia nelle loro capacità, dando loro credito quando fanno delle scelte o si assumono delle responsabilità. Rispettare la loro storia familiare e riconoscere il bisogno di mantenere dei buoni rapporti con entrambi i genitori.

Aprirsi al cambiamento
La famiglia ricostituita è il risultato di una ristrutturazione del sistema familiare. Il cambiamento pone in discussione molti aspetti della vita quotidiana. Ci può essere una crisi, ma il problema non è la crisi in sé, che può essere salutare, bensì il modo in cui si risponde alle difficoltà. Se non si ha paura di cambiare, il clima famigliare è più disteso.

Identità salda
Sapere di poter sbagliare avendo fiducia di riuscire a far fronte ai problemi che si presentano. Coloro che pensano di non sbagliare mai sono poco plastici nei rapporti con gli altri e, pur di dimostrare che hanno sempre ragione, sono pronti a imbarcarsi in confronti che inaspriscono i rapporti invece di risolverli.

Non assumersi responsabilità che non competono
Il terzo che entra in una famiglia dove ci sono dei figli già grandicelli, non è responsabile delle abitudini che essi hanno acquisito nella famiglia di origine. Col tempo, abitudini o comportamenti possono cambiare. E se questo non accade non sarà certamente colpa sua.

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