bambino aggressivoReagisce alle frustrazioni aggredendo o aggredisce senza motivo apparente.

Vuole un giocattolo da un altro bambino e glielo strappa di mano, passa accanto ad un altro e lo spintona, all’asilo è la croce delle maestre che temono le sue ire improvvise, i graffi, morsi e calci che infligge agli altri bambini.

Un bambino aggressivo, oltre a costituire un pericolo per sé e per gli altri, crea imbarazzo nei genitori che temono di essere giudicati cattivi educatori o, peggio ancora, violenti anch’essi.

Ma perché un bambino aggredisce?

Va sottolineato che l’aggressività è connaturata in ognuno di noi, il termine stesso, di derivazione latina, significa andare verso, camminare in avanti, crescere insomma.

Il famoso psicanalista inglese Donald Winnicott sosteneva che “crescere è di per sé un atto aggressivo” e, detto sinceramente, tutti noi sappiamo che una certa quantità di sana aggressività é necessaria alla sopravvivenza.

Nei primi anni di vita l’aggressività non è eterorivolta ma è un impulso che guida il bambino all’esplorazione del mondo esterno.

Verso i tre anni, durante la fase del no, il bambino afferma la propria personalità anche in modo aggressivo, è un comportamento fisiologico, che lo guida lentamente alla conquista dell’autonomia.

Ma quando un bambino aggredisce tutti, quando non è in grado di giocare con gli altri senza dover imporre la sua volontà, quando diventa violento, allora è il caso di correre ai ripari.

I genitori, in questo caso devono intervenire con autorevolezza, ma anche cercare di cogliere il messaggio che il bambino comunica con la sua modalità di comportamento, cercando di capire l’origine della sua aggressività.

Un bambino può essere aggressivo per scarsa tolleranza alle frustrazioni, perché magari a casa è abituato ad averla sempre vinta, per scaricare la rabbia derivante dalla gelosia per un fratello, che ai suoi occhi gli ha usurpato l’affetto dei genitori, perché non si sente abbastanza considerato, o semplicemente, perché è l’unica modalità di comportamento che conosce e che riconosce come vincente.

Cosa fare quando ci si accorge che nostro figlio ha superato i limiti?

È importante far capire ai bambini fin da piccoli che le frustrazioni fanno parte della vita, insegnando loro a dare voce alle emozioni, anche a quelle negative.

Infatti verbalizzare i propri sentimenti e impulsi aiuta il bambino a conoscerli e gestirli meglio, nonché ad evitare di reprimerli covando rabbia e rancore pronti ad esplodere in maniera incontrollata.

È fondamentale l’esempio, anche nella relazione che si ha con lui, cercando di evitare di rispondere all’aggressività con l’aggressività, ammettendo che essa è presente anche in noi, ma dimostrando di saperla gestire (adesso mamma si sta arrabbiando, vai a fare quello che ti ho chiesto), punire il bambino, anche allontanandolo, se necessario, dalla situazione di tensione, magari mandandolo in camera sua, ma lodarlo e gratificarlo quando riesce a controllarsi.

L’esempio dei genitori è fondamentale, non si può rimproverare un bambino di essere aggressivo e poi tornare a casa imprecando contro il capoufficio o inveire quando si è alla guida contro chiunque ci passi davanti.

Non è sempre facile, ma bisogna sottolineare che un bambino aggressivo è un bambino infelice, che non sa godere dei momenti di gioco, questa consapevolezza deve costringerci a prevenire ed affrontare il problema quando si presenta.