Per essere genitore, purtroppo o per fortuna, non esistono manuali. È un viaggio davvero unico, che fa parte della nostra storia e che si costruisce sul nostro particolare modo di essere e di relazionarci.

Non c’è quindi un modo “giusto” di esserlo, ma possiamo scoprire perché siamo davvero così importanti.
Quando un bimbo nasce incontra la culla, materiale e psichica, che i suoi genitori hanno creato per lui: mentre la nuova stanzetta, il lettino, i giochi, lo accolgono in un ambiente a sua misura, la culla psichica predispone le condizioni affettive e relazionali per la sua crescita. Un elemento importante di questa culla è detto co-genitorialità (McHale, 2007). Esso rappresenta il modo cui una particolare coppia affronta le sfide quotidiane dell’essere genitori, confrontandosi, riconoscendosi reciprocamente e sostenendosi nei diversi ruoli.

È una condivisione sia pratica, sia psichica dell’esperienza che crea un vissuto di fiducia e complicità. Quando i genitori si guardano negli occhi e “fanno squadra”, la partita sembra meno difficile e i cambiamenti, talvolta grandi, possono essere affrontati in modo più sereno e con uno sguardo al futuro.
Questo clima affettivo è in grado di normalizzare le angosce naturalmente presenti in un momento tanto nuovo quanto emozionante, funzionando come un “cuscino” psichico in cui il piccolo può sentirsi protetto e riparato. Inoltre, quando la coppia genitoriale sperimenta positivamente il vissuto di “essere in due” sin da subito, in molti casi questo potrà diventare il modus con cui essi affronteranno le sfide successive, facilitando l’integrazione tra i ruoli materno e paterno nella cura, protezione e – non di meno – educazione del figlio anche in età evolutive successive come, ad esempio, l’adolescenza.
Come individui e come coppia, inoltre, diventare genitori significa compiere un passaggio evolutivo anche personale, verso quella fase di vita che Erickson (1982) definisce generatività. Per la prima volta, infatti, siamo chiamati a esercitare in prima persona le funzioni di cura e protezione, fino ad allora sperimentate, come figli, prevalentemente in senso ricettivo. È un momento fisiologico in cui attingiamo dal nostro bagaglio personale di esperienze, affetti e modelli, trasformandoli in modo originale per occuparci di una nuova persona che inizialmente dipende totalmente da noi. Ci porta a dover rivedere spazi, tempi, attività, il lavoro, il rapporto stesso di coppia.

Occorre anche rinegoziare i rapporti con le famiglie d’origine, che affrontano anch’esse un passaggio di testimone, dovendo imparare a loro volta a riconoscere i figli come genitori e se stessi come nonni. Può essere faticoso.
Anche in questo caso sentirsi in due, avendo costruito assieme il percorso sin qui compiuto, è una costellazione di affetti positivi che può aiutare a tenere la barra del timone e a superare eventuali difficoltà o conflitti. Una direzione comune verso cui andare.
In generale, la nascita di un bimbo è un’esperienza intensa in cui il sentimento di amore normalmente guida i genitori attraverso le gioie e le sfide. Può essere pensata come una bussola condivisa, basata sulla consapevolezza di essere entrambi, sin da subito, davvero importanti.