L’esposizione graduale della pelle al sole è la più importante fonte di vitamina D.

L’epidermide degli esseri viventi (sia animali che vegetali) contiene un grasso simile al colesterolo (provitamina D).
L’esposizione della pelle ai raggi ultravioletti rompe il legame chimico di uno dei suoi anelli ciclici trasformando questo grasso in un poliene a catena aperta (previtamina D).
La vitamina D regola importanti funzioni, e quasi tutte le cellule del corpo umano possiedono recettori per questo straordinario ormone.
Nelle ore diurne la pelle fabbrica continuamente vitamina D, e persino le sue cellule (es. cheratinociti, melanociti, sebociti, mastociti) possiedono i recettori specifici per essa.
Alcune manifestazioni cutanee (es. acne, dermatite seborroica, dermatite atopica, psoriasi) migliorano con l’esposizione al sole grazie anche alla maggior quantità di vitamina D disponibile per i tessuti cutanei.

prendere soleMiglioramenti si osservano anche con l’esposizione a sorgenti artificiali di raggi ultravioletti (es. lampade abbronzanti, solarium, fototerapia) perché queste radiazioni sono in grado di innescare la produzione di questa vitamina. In dermatologia si ricorre a volte all’uso della vitamina D per uso sistemico (es. integratori).
Altre volte si impiegano gli analoghi della vitamina D per uso topico (es. calcipotriolo, tacalcitolo, calcitriolo).
Una volta entrata nella cellula, la forma attiva della vitamina D (calcitriolo) si lega al suo recettore citoplasmatico provocandone la migrazione all’interno del nucleo e la trascrizione di geni responsabili della differenziazione e della proliferazione cellulare.
La vitamina D può essere utile sia nelle persone con pelle secca (es. dermatite atopica, eczema, psoriasi) che con pelle grassa (es. acne, dermatite seborroica).
Ha un’azione immunomodulante (toll like receptors) e antinfiammatoria (interleuchine). Inoltre questa sostanza regolerebbe il rilascio di istamina e prostaglandine dai mastociti, con un possibile impiego in alcune forme di eczema e orticaria. La fonte più preziosa di vitamina D resta la graduale e corretta esposizione al sole.
Tuttavia ci sono alimenti che contengono vitamina D sia di origine vegetale (es. funghi, soja, latte di riso, verdure a foglia scura, cereali, muesli) che di origine animale (es. olio di fegato di merluzzo, salmone, tonno, uova). Sia la vitamina D topica che sistemica va impiegata limitatamente al periodo indicato al momento della visita dal proprio dermatologo, per evitare eventuali effetti indesiderati da sovradosaggio.

La fonte più preziosa di vitamina D è rappresentata dall’esposizione graduale alla luce solare, secondo buon senso e seguendo le indicazioni del proprio dermatologo, in base al proprio fototipo, con le opportune precauzioni, evitando inutili scottature.
A volte sentiamo dire: «il Sole è malato». Se non fosse per il Sole ci saremmo già estinti, anzi, probabilmente non saremmo mai nati.
Più che il sole, a essere cambiati rispetto al secolo scorso sono stati i nostri usi e costumi. Un tempo si trascorreva molto più tempo al sole, ma si dava anche il tempo alla pelle di produrre una discreta quantità di melanina.
Oggi, dopo un anno di ufficio, si passa in maniera brusca alla settimana di vacanza “all inclusive” dalla quale non si può certo tornare non abbronzati. Nei casi limite non si dà nemmeno il tempo alla pelle di riadattare le sue difese (la produzione di una quantità adeguata di melanina richiede qualche giorno).
Una certa quota di vitamina D viene prodotta anche durante l’esposizione involontaria al sole (es. durante una passeggiata primaverile). In questi ultimi anni stiamo purtroppo sostituendo il piacere di una passeggiata nel parco con la luce artificiale dei centri commerciali.
In condizioni fisiologiche, non è il sole che va evitato, ma le scottature solari, ricorrendo all’uso di protezioni solari adeguate al proprio fototipo, e al buon senso di evitare esposizioni prolungate.

fonte: www.ildermatologorisponde.it