Le conseguenze dovute alla carenza di Ferro si ripercuotono sia sulla mamma che sul bambino: la donna avverte sintomi quali senso di debolezza, fatica, sonnolenza, mal di testa e vertigini e il bimbo rischia di venire al mondo prematuramente, con un basso peso alla nascita.

Tutte le donne in dolce attesa sperimentano una transitoria condizione di anemia che, entro certi limiti, è considerata una condizione fisiologica della gestazione. Il fenomeno si verifica perché il sangue materno deve raggiungere ed ossigenare sia i tessuti della donna, sia quelli del nascituro.

Con il passare dei mesi, però, la quantità di sangue prodotta dalla mamma aumenta per far fronte alla crescita del bambino in utero, ma non in maniera uniforme: il plasma, cioè, la parte liquida del sangue, aumenta del 50% circa, ma la parte corpuscolata (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine), aumenta solo del 20%.
Questo è il fenomeno dell’emodiluizione, principale causa transitoria dell’anemia gravidica.
La forma di anemia da emodiluizione rischia, però, di aggravarsi se la madre non copre il fabbisogno quotidiano di Ferro: può evolvere in anemia gravidica patologica, una condizione che interessa il 40% delle gravidanze, con percentuali in aumento in caso di gravidanze gemellari, presenza di fibromi uterini o in caso di placenta previa.

Le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità suggeriscono di eseguire uno screening nelle prime settimane della gravidanza, per la valutazione dell’emocromo. Se il risultato è inferiore alla soglia della fisiologia, sono previsti ulteriori accertamenti diagnostici. Se invece il risultato è soddisfacente, è preferibile eseguire analisi aggiuntive per la valutazione dell’emocromo alla 28ma settimana, l’epoca gestazionale in cui il rischio di una condizione di anemia patologica aumenta.

Per prevenire l’anemia gravidica patologica, è necessario che la donna in attesa curi in modo corretto e bilanciato la propria alimentazione, prediligendo alimenti ricchi in Ferro, come i cereali, la carne rossa, il pesce e le uova. Inoltre, è importante fare il pieno di Vitamina C consumando arance, peperoni, mandarini ed agrumi in generale, perché questa vitamina aumenta considerevolmente l’assorbimento del Ferro. In assenza di fattori di rischio, una sana e corretta alimentazione garantisce alla donna ed al suo bambino un apporto di Ferro adeguato a supportare la crescita dei tessuti materni e fetali. Su suggerimento del proprio Ginecologo, il rispetto del fabbisogno giornaliero di Ferro (stimato in 30 mg) può essere coperto anche da opportuni integratori alimentari.

Spesso, però, i supplementi di Ferro, da assumere a stomaco vuoto e lontano dai pasti, provocano spiacevoli disturbi gastrointestinali: bruciore di stomaco, reflusso, gonfiore, stipsi o, al contrario, ipermotilità intestinale.
Inoltre, il Ferro assunto con gli integratori alimentari è molto spesso poco digeribile e causa un fastidioso retrogusto metallico.

Per mitigare questi fastidi, si può ricorrere a formulazioni più tollerate, come quelle microemulsionate, nelle quali il Ferro è stabile e protetto fino alla sede dell’assorbimento intestinale. Le microemulsioni, infatti, impediscono il contatto diretto del Ferro con la mucosa gastrica, ne evitano l’effetto pro-ossidante ed ovviano all’insorgenza dei classici effetti collaterali tipici della terapia marziale.

 

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