“La società dovrebbe prodigare ai bambini le cure più perfette e più sagge, per riceverne maggiori energie e maggiori possibilità per l’umanità future” (Maria Montessori)

Bambini mortificati, insultati, abusati, squalificati, minacciati, umiliati e derisi: un dramma dei nostri giorni, aggravato dal fatto che spesso i primi a non prendere in considerazione il disagio dei più piccoli sono i genitori e che a perpetrare le violenze su di loro sono i formatori e gli educatori che dovrebbero proteggerli e aiutarli a diventare i cittadini di domani.

Il fenomeno del maltrattamento intrascolastico è infatti purtroppo molto più diffuso di quanto possa sembrare.
Non passa settimana che non venga fuori una situazione di abuso psicologico e fisico ai danni degli allievi nel contesto scolastico, eppure c’è ancora un clima di omertà. Uno dei problemi fondamentali è l’assoluta mancanza di un’attenzione culturale ed istituzionale verso l’infanzia e il perdurare di una società adultocentrica che dà importanza ai bisogni degli adulti piuttosto che dei bambini. Tutelare i bambini dalla violenza fisica e psicologica deve invece diventare l’obiettivo di tutti gli adulti, per non essere collusi con chi viola l’integrità dei bambini.

Una scuola che non sa proteggere i minori è un’istituzione che fallisce rispetto alla sua finalità di garantire l’educazione alla socialità e allo sviluppo mentale e culturale.

Un insegnante che usa uno stile educativo violento e sadico, che ricorre ai metodi dell’umiliazione, del disprezzo genera conseguenze negative incalcolabili nella mente dei bambini. Il clima di terrore è la cosa più lontana dall’educazione. A peggiorare ulteriormente la situazione, il fatto che il maltrattamento spesso viene reiterato per lunghi periodi, comportando gravi danni ai minori senza che l’istituzione scolastica riesca a prevenire o ad impedire tempestivamente questa violenza e senza che i genitori siano capaci di ascoltare gli indicatori di malessere dei loro figli. Ma quali sono questi segnali? Un campanello d’allarme dovrebbe suonare se i piccoli appaiono molto affaticati, piangono e si rifiutano di andare a scuola, fanno uno sforzo a separarsi dai genitori, sono silenziosi o aggressivi. Altre manifestazioni del disagio possono essere enuresi e incubi notturni, difficoltà nell’apprendimento e disturbi del comportamento.
Occorrerebbe inoltre un percorso di formazione e di monitoraggio per gli insegnanti, affinché possano imparare l’arte del rimprovero senza rabbia, senza sfogo fisico e umiliazione psicologica, che non è una dote innata ma deve essere acquisita.

dr.ssa Pina Chiavelli
Psicologa Psicoterapeuta