L’obesità infantile rappresenta, soprattutto per i Paesi industrializzati, un’emergenza sanitaria e purtroppo l’Italia continua a detenere il primato negativo europeo di bambini e adolescenti con un peso eccessivo.

L’attuale stile di vita, caratterizzato da grande disponibilità di cibo e da una sempre più diffusa sedentarietà, ha portato a vivere in una situazione di apparente benessere psico-fisico che spesso non corrisponde con lo stato di salute. Le abitudini alimentari caratteristiche fino a qualche decennio fa delle popolazioni mediterranee si sono progressivamente modificate, arricchendosi di cibi ad alta densità calorica. Tutto ciò ha portato ad uno squilibrio del bilanciamento energetico che si manifesta in un aumento progressivo e costante del peso corporeo e delle patologie ad esso correlate. Lo scenario fotografato dai dati riportati da Okkio alla SALUTE rappresentando l’Italia, ha delineato una triste verità. La prevalenza di obesità severa, maggiore tra i maschi, varia significativamente da paese a paese e tocca le punte più alte nel Sud Europa. In Italia, adottando le classificazioni OMS, la percentuale è pari a 4,3%. In base alle statistiche italiane i bambini italiani in sovrappeso hanno raggiunto quota 20,9% e quelli obesi 9,8% ma a battere i record sono le regioni del Sud del Centro, con il 37% di ragazzi di 8-9 anni in sovrappeso o obesi.

A livello mondiale la Campania è seconda sola agli Stati Uniti. In Italia, nel 2014, più di un terzo della popolazione adulta è in sovrappeso, mentre poco più di una persona su dieci è obesa, complessivamente, quasi la metà dei soggetti di età 18 anni è in eccesso ponderale. Per i soggetti in sovrappeso, la Campania registra il valore più alto (41,5%) a fronte di un valore nazionale di 36,2%. La complessità dei fattori che intervengono nello sviluppo dell’obesità in età pediatrica, associata alle complicanze già presenti in questa fase della vita, pongono la necessità di occuparsi del problema il più precocemente possibile e a livelli multidisciplinare.

Ma di impatto ancora più evidente è che l’obesità, oltre che essere fattore di rischio per diabete, malattie coronariche, ictus, ipertensione arteriosa, rappresenta anche un fattore che favorisce lo sviluppo di alcune forme tumorali, quali il carcinoma dell’endometrio, carcinoma del colon-retto, dell’esofago, del pancreas, della mammella in donne in post-menopausa. Negli Stati Uniti si è stimato che nel 2007 il 4% dei tumori negli uomini e il 7% nelle donne era dovuto all’obesità. Tenendo presente che esiste un trend in aumento della percentuale di adulti obesi, si prevede un aumento delle neoplasie legate a questa condizione nei prossimi 15 anni. Neoplasie «potenzialmente evitabili» se si riuscisse a incidere sugli stili di vita scorretti della popolazione. Ma c’è di più.

Nei pazienti che si ammalano di tumore l’obesità è inoltre associata ad un aumentato rischio di morte per cancro. E alcuni studi hanno evidenziato come persone obese o in sovrappeso trattate inizialmente per una neoplasia vanno incontro a maggiori probabilità di ripresa del tumore rispetto a soggetti normopeso (Stefania Gori, Associazione Italiana di Oncologia Medica). Infine uno studio pubblicato sulla rivista Nature, ha esaminato le possibili relazioni di tipo genetico tra obesità, cancro e sindrome metabolica. È emerso, infatti, che esistono ben 38 geni perfettamente sovrapponibili tra soggetti malati di cancro alla mammella, diabetici e obesi. In altre parole, chi soffre di obesità ha una maggior probabilità di tipo genetico di sviluppare anche questo tipo di altre malattie. Quindi è importante prevenire l’aumento di peso per ridurre il rischio di tumore con una dieta equilibrata e sana mantenendosi fisicamente attivi tutti i giorni: la sedentarietà è un fattore di rischio anche senza obesità.