barchetteIl disagio infantile è un’emergenza che sta assumendo dimensioni davvero allarmanti.
Secondo una ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità  (OMS), un bambino su 5 è affetto da psicopatologie e questa è una cifra tristemente destinata ad aumentare: si calcola infatti, che entro i prossimi 20 anni sarà circa il 50% della popolazione tra O e 18 anni a soffrire di  questi problemi.
La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha catalogato i principali fattori di rischio psico-sociale alla base del disagio infantile e tra questi grande rilievo assumono gli stili educativi, quali modello e rinforzo della percezione di sé, del mondo e della vita.

È innegabile, infatti, che esista un’intima correlazione tra stili educativi e pensiero disfunzionale.
È il caso di una modalità iperansiosa che si connota attraverso la trasmissione di messaggi che pongono il bambino in uno stato di costante allarme (per es. “non correre che ti fai male”, “non salire sul muretto che cadi”, “non toccare il gatto che ti prendi le malattie” etc.).
Un simile atteggiamento, presumibilmente, costringerà il bambino ad ipotizzare l’esistenza di un mondo invaso da ogni sorta di pericolo e ciò lo renderà pauroso, insicuro e alla ricerca ossessiva di sicurezza.
Caratteristiche analoghe si riscontrano nello stile educativo iperprotettivo, che pone un’attenzione eccessiva all’incolumità emotiva del bambino, postulando che qualsiasi frustrazione possa incidere irreversibilmente nella sua vita. L’iperprotezione finirà con l’ostacolare la capacità di tolleranza ed elaborazione delle frustrazioni, costringendo il soggetto ad un eccesso di egocentrismo.
Vi sono poi, stili educativi quali l’ipercritico e il perfezionistico che si basano sul ruolo dell’adulto quale giudice esigente ed insindacabile; tali genitori comunicano al figlio che egli vale qualcosa e merita di essere amato solo se riesce in tutto quello che fa. È  inevitabile che il timore della disapprovazione si traduca in paura di sbagliare e in un basso livello di autostima.
Vi è infine lo stile educativo incoerente.
L’incoerenza può essere di tipo intrapersonale, quando i genitori tendono a punire o gratificare il figlio a seconda del loro umore; o interpersonale, nel caso in cui il rimprovero non si basi su regole chiare e stabilite.
Ciò, presumibilmente, indurrà il soggetto ad un tale relativismo per cui gli sarà difficile in età successiva distinguere il giusto dallo sbagliato, il bene dal male.

Si configurano così, già in età infantile quei profili psicopatologici che un tempo erano prerogativa dell’età adulta: stress, ansia, depressione, diffuso senso di inadeguatezza.
Sono le forme degenerative della cultura occidentale ormai riscontrabili in ogni ambito della stratificazione sociale con una particolare  accentuazione nei cosiddetti ceti medio-alti.

Modalità e contesti educativi sono oggi, oggetto di analisi e di intervento della Pedagogia Clinica. La Pedagogia Clinica è una disciplina scientifica che ha saputo armonizzare i significativi principi teorici su cui si basa con un complesso organico di conoscenze e competenze innovative indirizzate  al vasto panorama dei bisogni educativi della persona. In tal senso, l’azione del pedagogista clinico non si esaurisce in un intervento sui sintomi del disagio o della patologia; al contrario, in quanto approccio olistico, coinvolge l’individuo nella sua globalità, e tenendo conto del vizio educativo non esclude la coppia genitoriale cui vengono forniti strumenti di lettura del disagio e strategie educative.