La nascita delle relazioni dalla placenta in poi e la fiducia di poter essere amati

La disponibilità all’amore è diversa da persona a persona ma quasi tutti noi ad un certo punto della nostra vita avremo un atteggiamento di apertura verso l’idea di innamorarci. Arriverà il bisogno di amicizia e di un’intimità di tipo psicologico che ci avvicinerà ad un’altra persona con la quale sentiremo di poter parlare delle nostre emozioni, sentimenti e sensazioni, valutandola in grado di accogliere quello che stiamo condividendo nella relazione. Sentiremo una passione a livello fisico e avremo fiducia nel fatto che l’altra persona contraccambierà il nostro amore.
Oggi abbiamo a disposizione un corpo sempre crescente di ricerche sullo sviluppo del cervello nel feto, nel neonato e nel bambino piccolo, che ci permette di comprendere quale impatto hanno le esperienze precoci sullo sviluppo delle strutture cerebrali e dunque sullo sviluppo psicologico successivo.

Allattamento mamma e neonato imparano insieme

La nostra vita emotiva, il modo in cui ci relazioniamo agli altri e come affrontiamo i momenti di difficoltà, è fortemente connessa alle nostre esperienze precoci di cui non ricordiamo in maniera cosciente quasi nulla. Dopo la nascita le aree del cervello del bebè verranno attivate e connesse fra loro grazie a quelle primissime e fondamentali esperienze che in primo luogo riguarderanno il contatto fisico fra il bebè e la persona che maggiormente si prende cura di lui, solitamente la madre.
A partire dall’esperienza sensoriale con la placenta che avvolge e sostiene durante la vita in utero, fino ad arrivare al contatto fisico, pelle a pelle con la madre subito dopo il parto, osserviamo questo primo ed importante contatto che permette al bebè di sperimentare il calore, la stimolazione tattile ed olfattiva e che riporta alla sensazione gradevole della vita intrauterina con la voce della mamma e il suono del suo cuore che batte. La pelle si pone in questo modo come strumento di mediazione con il mondo. Si tratta di un’esperienza di cui beneficia non solo il bebè, dal momento che nella mamma, il rilascio degli ormoni che contribuiscono a regolare il comportamento materno, quali l’ossitocina e la prolattina, è favorito da questo contatto.
È dunque di fondamentale importanza, per la qualità delle nostre relazioni future, la nostra storia relazionale con le persone che per prime si sono occupate di noi e del clima affettivo che abbiamo respirato nella nostra infanzia. Su questo si basa la fiducia di poter essere amati per tutta la vita.

I PROFESSIONISTI DELLA RETE “AMORI 4.0”
La rete di professionisti “Amori 4.0”, nasce da un’idea della psicologa e psicoterapeuta Amalia Prunotto per sondare il mondo delle relazioni del Terzo Millennio, con l’obiettivo di sensibilizzare, informare e orientare verso proposte di benessere, di affettività sana, di condivisione di esperienze attraverso l’auto aiuto e percorsi psicoterapici di nuova generazione, capaci di rispondere in modo efficace ai quesiti del nostro tempo, pur attingendo dalle sapienze degli approcci del passato. Una rete che propone incontri, seminari e laboratori in tutta Italia.

Per ulteriori info: www.amoriquattropuntozero.net

Una mamma teneva in braccio
il suo bambino appena nato
e pian piano lo cullava
su e giù, su e giù, su e giù.
E mentre lo stringeva, cantava:

Ti amerò per sempre,
per sempre avrai il mio amore
e finché vivrò sarai il mio piccino.

(Robert Munsch, Lucia Sforza, “Ti amerò sempre”, 2015, Torino, Il leone verde Edizioni)