L’Istituto superiore di sanità (Iss) ha pubblicato sul proprio sito una serie di consigli rivolti alle donne in gravidanza e in allattamento relativamente all’emergenza coronavirus.

Ogni giorno sono considerate persone a rischio di sviluppare la malattia Covid-19 tutte quelle che, nei quattordici giorni antecedenti, si sono recate in zone in cui questa infezione si sta trasmettendo da persona a persona o che siano state a contatto con persone con infezione probabile o confermata da tampone positivo o abbiano frequentato o lavorato in una struttura sanitaria dove siano ricoverati pazienti con infezione accertata.
Come tutti sappiamo, il Covid 19 è un virus nuovo, che la scienza sta studiando per capire quali sono i comportamenti da adottare per prevenire e per curare questa temibile infezione. Una delle prime domande a cui gli scienziati hanno cercato di rispondere è quanto dura il periodo di incubazione. Allo stato attuale si stima che sia tra 2 e 14 giorni, ma incubazioni più lunghe sono state riportate, fino a 27 giorni, in alcuni studi preliminari che però devono avere ancora conferme definitive.

Cosa possiamo dire alle donne in gravidanza

Non ci sono informazioni certe circa la suscettibilità delle gravide alla patologia da Covid-19. Questo vuol dire che non sappiamo se il sistema immunitario della donna incinta, che in gravidanza tende a variare e in alcuni casi ad indebolirsi, sappia difendersi dal virus meglio o peggio.
Di certo sappiamo che non c’è indicazione elettiva al taglio cesareo. Per quanto riguarda la gestione ospedaliera dei casi sospetti o certi, valgono le stesse regole e protocolli approntati per la gestione delle condizioni infettive incluso, se proprio necessario, l’isolamento di madre e/o neonato. Quest’ultima scelta, deve essere comunque attentamente opzionata dallo staff medico insieme alla madre, valutando caso per caso i relativi rischi e benefici.
Non sappiamo, invece, se può verificarsi la trasmissione verticale del Covid 19, cioè il passaggio dalla madre al feto tramite la placenta. È comunque confortante sapere che dai primi casi descritti il virus non è stato rilevato nel liquido amniotico o nel sangue neonatale prelevato da cordone ombelicale e nessun neonato nato da madre affetta da Sars-CoV-2 è risultato essere positivo al virus. Ovvio che a tutte le donne in gravidanza si raccomandano le comuni azioni di prevenzione primaria che prevedono l’igiene frequente e accurata delle mani, l’attenzione a evitare contatti con soggetti malati o sospetti e comunque a mantenere il “distanziamento sociale” ovvero la distanza di almeno un metro dalle altre persone quando si è fuori casa, secondo quelle che sono le raccomandazioni del Ministero della Salute e delle Istituzioni nazionali ed internazionali estese anche ai contatti delle donne in gravidanza.

Cosa possiamo dire alle donne che allattano

Al momento, in mamme positive al Covid-19 il virus non è stato rilevato nel colostro che è il latte materno raccolto dopo la prima poppata. Date le informazioni scientifiche attualmente disponibili e il potenziale protettivo del latte materno, si ritiene che, nel caso in cui la madre stia facendo gli accertamenti diagnostici o sia affetta da Covid-19, se le sue condizioni cliniche lo consentano e lei lo desideri, l’allattamento al seno non è sconsigliato sia direttamente dal capezzolo che con latte materno spremuto con il tiralatte.
Per ridurre il rischio di trasmissione ai neonati, è bene adottare sempre le procedure preventive raccomandate del Ministero della Salute come l’igiene delle mani prima della poppata e l’uso dei guanti e della mascherina durante.
Se madre e neonato/a debbano essere temporaneamente separati, si raccomanda di aiutare la madre a mantenere la produzione di latte attraverso la spremitura manuale o meccanica che dovrà essere effettuata seguendo le stesse indicazioni igieniche.

Cosa possiamo dire ai genitori dei bimbi più piccoli

Purtroppo anche i bambini di età inferiore a un anno possono essere infettati. Lo rivela una lettera di ricerca pubblicata su Jama.
Secondo i dati del governo centrale e dei dipartimenti sanitari locali della Cina, nove bambini di età inferiore a un anno sono stati infettati dal nuovo coronavirus e sono stati ricoverati tra l’8 dicembre 2019 e il 6 febbraio 2020.
«Fino al 6 febbraio la Cina ha riferito di 31.211 confermati casi di infezione da Covid-19, ma sono state segnalate poche infezioni nei bambini» spiega Min Wei, della Wuhan University. I ricercatori cinesi hanno esaminato i dati di questi nove bambini di età compresa tra 28 giorni e un anno, ricoverati in ospedale con diagnosi di Covid-19, sette femmine e due maschi. Due bambini erano di Pechino, due di Hainan e uno ciascuno delle aree Guangdong, Anhui, Shanghai, Zhejiang e Guizhou. Tutti i bambini infetti avevano almeno un membro della famiglia infetto e le infezioni dei bambini si sono verificate dopo le infezioni dei membri della famiglia. Sette di questi piccoli vivevano a Wuhan o avevano familiari che erano stati di recente a Wuhan. Uno dei bambini non ha avuto sintomi ma è risultato positivo per il coronavirus, e per altri due positivi mancavano informazioni su eventuali sintomi. Quattro hanno presentato febbre e due hanno avuto sintomi lievi del tratto respiratorio superiore.
Il dato confortante è che nessuno dei bambini è morto e nessuno ha riportato gravi complicazioni o necessità di cure intensive o ventilazione meccanica. Il fatto che la maggior parte dei bambini fosse di sesso femminile potrebbe far pensare a una maggiore sensibilità al virus delle femmine rispetto ai maschi, anche se nel complesso le infezioni da Covid-19 sono state più comuni negli uomini adulti, in particolare in quelli con concomitanti malattie croniche.
I ricercatori affermano che la piccola dimensione del campione e la mancanza di dati sui sintomi per alcuni pazienti costituiscono delle chiare limitazioni dello studio, ma che i risultati confermano che il virus Covid-19 è trasmissibile anche ai bambini di età inferiore a un anno.

Gli autori dello studio concludono con questo messaggio di buon senso: «Chi si occupa di bambini piccoli deve mettere in pratica misure protettive, come indossare mascherine, lavarsi le mani prima del contatto con i bambini e sterilizzare sistematicamente giocattoli e stoviglie».